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Santa Teresa Margherita Redi

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Anna Maria Redi nasce nel 1747 ad Arezzo. Il papà, Ignazio e la madre, Camilla Ballati, una nobildonna senese. Anna Maria ha una sintonia profonda e spirituale con il padre, soprattutto perché egli risponde sempre alle sue innumerevoli domande su Dio e sul mondo degli angeli. Fu il papà a insegnarle a pregare, a spiegarle la sacra dottrina, a farle gustare i sacramenti, a farle amare la natura. La casa Redi si era aperta alla devozione del Sacro Cuore, proclamata alcuni decenni prima dalla monaca visitandina Margherita Maria Alacocque. All'epoca la Chiesa non si era ancora espressa: la festa che oggi si celebra sarà estesa al mondo intero solo nel 1856.

A nove anni venne affidata a un monastero di benedettine per ricevere una istruzione adatta al suo rango. La ragazza, tra i dieci e i quattordici anni, sceglie come sua guida spirituale il papà, col quale "stringe una alleanza spirituale", mantenendo con lui una fitta corrispondenza. Esperienza unica e rara.

A sedici anni, le accade l'unico episodio della sua vita che abbia qualcosa di straordinario: si presenta al parlatorio del monastero benedettino una amica che viene a salutarla, perché ha deciso di entrare nel Monastero Carmelitano di Firenze. Anna Maria sente dentro di sé, chiaramente, una voce che le dice: «Sono Teresa di Gesù e ti voglio tra le mie figlie». Emozionata fugge via e corre a gettarsi davanti al tabernacolo, e la voce interiore le ripete con più forza ancora: «Io sono Teresa di Gesù, e ti dico che ti voglio tra le mie figlie». Torna in famiglia e cerca silenziosamente di vivere già come una carmelitana: quello che sa con certezza è che dovrà offrire tutto, e perciò inserisce nelle sue giornate piccole e grandi rinunce colte al volo nel normale scorrere degli avvenimenti, qualche sofferenza volutamente ricercata, e il dominio costante della propria istintività.

A 17 finalmente entra nel convento carmelitano di Firenze. Volle chiamarsi Teresa Margherita del S. Cuore di Gesù: Teresa, come la contemplativa di Avila; Margherita come la monaca visitandina che aveva chiesto ai cristiani di restituire "amore per amore" al cuore trafitto del Figlio di Dio. Cercò anzitutto di nascondersi nell'umiltà per lasciarsi guardare soltanto da Gesù! Come si intende bene in questa preghiera: «Mio Dio... ora e per sempre io intendo rinchiudermi nel vostro amabilissimo cuore, come in un deserto, per condurvi con Te, per Te, in Te, una vita nascosta di amore e di sacrificio». La Maestra a cui era stata affidata era con lei molto esigente e dura e Anna Maria si ripeteva: «Hic est Christus meus»: "è il mio Cristo a parlarmi, a correggermi, ad esortarmi, ad essere esigente col mio amore". In questo modo Teresa Margherita visse il suo noviziato. Fu una carmelitana "anomala", in un ordine dedito esclusivamente alla vita contemplativa, lei è stata una santa da "azione". Ci ha così lasciato l'esempio di come si possano amalgamare tra loro l'esperienza contemplativa e la dedizione attiva alle membra sofferenti di Cristo. Rinunciò ad ogni istante di tempo libero. Il poco tempo che le restava lo utilizzava per mangiare e dedicarsi alla preghiera e al rapporto personale con Dio.

Teresa Margherita devota al Sacro Cuore era sicura che «bisogna restituire amore per amore», e poiché Gesù ci ha amato soffrendo per noi, noi dobbiamo voler soffrire per Lui. Le malate della sua comunità erano per lei l'immagine di Cristo sofferente, e lei, per amarLo, doveva assumersi con gioia il durissimo peso del servizio. Diceva: «Lui in Croce per me, io in croce per Lui».

Comincia a 20 anni la sua "notte oscura". Dio le toglie ogni "sensazione d'amore": prova ancora un desiderio sconfinato di amare Dio, ma come di qualcosa di cui ella è assolutamente priva: è infinitamente lontana da ciò che è amore, infinitamente indegna. Lei non ama Dio, non lo ha mai amato: ed è un pianto irrefrenabile, come se tutta la sua vita si raggrumasse nell'angoscia di essere priva di Dio. Teresa Margherita affronta questa prova gettandosi a capofitto nell'unico amore che le restava possibile: decise di amare il suo prossimo e di amarlo divinamente. Una sera, aveva soltanto ventidue anni, mentre fa il solito giro delle malate, un violento attacco di dolori colici la piega fino a terra. Accorrono le consorelle che l'aiutano a stendersi sul suo pagliericcio. Mentre attendono il medico, Teresa Margherita chiede che tutte recitino con lei cinque Gloria in onore del Sacro Cuore; è in atto una peritonite, e la cancrena è già cominciata. Tiene tra le mani un Crocifisso e lo bacia a lungo. Nessuno si accorge che sta morendo. Riescono a darle gli ultimi sacramenti ma all'ultimo istante, quando forse è già morta. Il corpo viene portato nei sotterranei del monastero, e contro ogni previsione, è ridiventato bello, giovane, come se fosse vivo. La sepoltura viene sospesa, nell'attesa che l'Arcivescovo decida il da farsi. Quando l'Arcivescovo giunge, dopo sedici giorni, accompagnato da quattro medici, trova «il corpo tutto flessibile, l'occhio umido, il colorito di una che sia perfettamente sana, insomma pare che dorma...». Quel corpo è ancora oggi incorrotto. A casa Redi, il papà Ignazio riceveva in ricordo il Crocifisso che la figlia aveva tenuto tra le mani morendo. E anche da quel crocifisso, esattamente dalla piaga del costato, emanava un intenso profumo, egli sentiva un profumo per la prima volta, poiché per tutta la vita era stato privo del senso dell'olfatto. Era un piccolo miracolo, un piccolo dono che la figlia faceva a colui che l'aveva educata alla fede. È stata proclamata santa da Pio XI il 19 marzo 1934.

 

 

Pensieri:

 

Nei momenti di maggiore stanchezza e abbattimento, mi immagino di vedere accanto a me Gesù, nell'atto di cedere sotto il peso della croce, come se - abbandonato da tutti - mi invitasse a soccorrerLo. Questo pensiero mi toglie ogni stanchezza e mi dà un coraggio immenso per superare me stessa.

 

Abbandonatevi per amore, abbandonatevi con amore, abbandonatevi all'amore di Gesù Cristo, perché il Suo amore vuole guidarci e da noi stessi non sappiamo farlo.

 

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