facebook
instagram
whatsapp
WhatsAppImage2020-11-15at13.38.58.jpeg

Invito all' Amore

Maria Josefa Menendez nasce a Madrid il 4 febbraio del 1890 da Leonardo Menendez e Lucia di Moral.  La famiglia Menendez è una famiglia devota e religiosa e Josefa già da piccola mostra particolare predilezione per la preghiera, e

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

le posa sul capo la sua corona di spine, in modo che possa soffrire in comunione con Lui. La rassicura che non sarà mai sola: "Io sono con te. Coraggio! Soffrire è il dono migliore che possa farti, poiché è la via che ho scelto per me.

Il 16 luglio del 1922, Josefa pronuncia i voti religiosi.

A partire da questo giorno, Gesù le confida che ha in serbo per lei dei progetti, la vuole strumento docile per la sua opera. Opera che consiste nel far conoscere l'amore misericordioso di Dio, la sua bontà e il suo Sacro Cuore, sempre pronto al perdono. Vuole farla conoscere tramite il diario di Josefa, e l'esempio della sua vita, e tutto questo solo dopo la morte di Josefa vedranno la luce.

"Io non guardo l'azione, considero solo l'intenzione. Il più piccolo atto compiuto per amore acquista tanto merito e mi consola molto. Non cerco che l'amore, non chiedo che l'amore."

All'inizio del 1923 Gesù comincia l'Opera. Ripercorre e rivive la sua passione, dalla lavanda dei piedi alla morte in croce; le detta un messaggio sull'istituzione della Santa Eucarestia: "L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore. Ma quest'amore, che si esaurisce e si consuma per il bene delle anime, non è corrisposto".  Istruisce Josefa sull'importanza della preghiera: "ogni azione importante deve essere preceduta e vivificata dalla preghiera, perché nell'orazione l'anima attinge la sua forza nelle ore difficili e Dio le si comunica consigliandola, ispirandola, anche se essa non se ne accorge."

La volontà di Dio è da anteporre ad ogni cosa: " mi hanno trattato da destabilizzatore, da insensato, da pazzo e ho accettato tutto con la massima dolcezza e la più profonda umiltà. Non crediate, tuttavia, che io non provassi allora ripugnanza o dolore. Volli che la mia natura umana provasse tutte le ripugnanze che avreste provato voi stessi, affinché il mio esempio vi fortificasse in ogni circostanza della vita."

Per un certo periodo Josefa viene spostata in un altro convento, dove si sente fuori posto, a disagio con le nuove consorelle che non conoscono la sua straordinaria vita. Nel giugno del 1923 ritorna, rinnovata nello spirito a Poitiers e qui Gesù le detta il messaggio che vuole il mondo conosca, parole che devono essere dirette al vescovo della diocesi di Poitiers. " Io sono l'amore! Il mio Cuore non può contenere la fiamma che lo divora! Amo tanto le anime da dare per esse la vita! Ho fatto loro conoscere il mio cuore! Questa devozione è stata come una luce irradiante sul mondo e oggi, è il mezzo di cui si serve la maggior parte di coloro che lavorano alla propagazione del mio Regno, per commuovere i cuori. Ora, però, voglio qualcosa di più. Non chiedo solamente di corrispondere all'amore che mi consuma, ma ciò che più desidero è che le anime credano alla mia misericordia, che aspettino tutto dalla mia bontà, che non dubitino mai del mio perdono! Sono Dio, ma Dio di amore! Sono Padre, ma un Padre che ama con tenerezza e non con severità. Il mio Cuore è infinitamente santo, ma anche infinitamente sapiente e conoscendo la miseria e la fragilità umana, si china verso i poveri peccatori con una misericordia infinita. Ecco ciò che desidero fare sapere alle anime: insegnerò ai peccatori che la misericordia del mio Cuore è inesauribile; alle anime fredde e indifferenti che il mio Cuore è un fuoco che vuole infiammarle, perché le ama; alle anime pie e buone che il mio Cuore è la via per progredire verso la perfezione e giungere con sicurezza al termine beato. Infine, alle anime a me consacrate, ai sacerdoti, ai religiosi, alle anime elette e predilette, io chiedo, ancora una volta, che mi diano la loro fiducia e non dubitino della mia misericordia! È tanto facile aspettarsi tutto dal mio Cuore! Per regnare, comincerò elargendo misericordia, poiché il mio Regno è di pace e di amore: ecco lo scopo che voglio raggiunto, ecco la mia opera d'amore!"

Un invito che rivolge a tutti: "il mio invito lo rivolgo a tutti: alle anime consacrate e a quelle del mondo, al giusto e al peccatore, ai dotti e agli ignoranti, a chi comanda e a chi obbedisce. A tutti io dico: se volete la felicità, io sono la felicità. Se cercate la ricchezza, io sono la ricchezza senza fine. Se bramate la pace, io sono la pace, io sono la misericordia e l'amore! Voglio essere il vostro Re".

"L'uomo non è creato per restare sempre quaggiù: è fatto per l'eternità. Se dunque è immortale, deve vivere non per quello che muore, ma per ciò che dura."

Josefa ha ricevuto tutto il messaggio che Gesù vuole far conoscere al mondo e si reca in primo luogo dal vescovo di Poitiers, che la ascolta attentamente e che dopo quell'incontro la seguirà personalmente, fino alla fine. Sarà anche il primo che leggerà i suoi scritti. In un secondo momento si reca a Roma per avere udienza dalla Madre generale del suo ordine. Ed è in questa occasione che Gesù le detta il messaggio diretto alla Società del Sacro Cuore, ma anche ad ogni uomo e donna di buona volontà: " Ho salvato il mondo dall'alto della croce, cioè con la sofferenza. Per questo chiedo che le vostre sofferenze e le vostre fatiche le offriate unite ai meriti infiniti del mio Cuore. Sapete bene che il mio Cuore è vostro! Prendetelo e riparate per mezzo suo!"

"Alle anime che avvicinerete insegnate l'amore e la fiducia. Immergetele nell'amore, immergetele nella fiducia verso la bontà e la misericordia del mio cuore. In tutte le circostanze in cui potete parlare e farmi conoscere, dite sempre alle anime che non temano, perché io sono un dio di amore.

Vi raccomando specialmente tre cose:

1) l'esercizio dell'ora santa, poiché è uno dei mezzi per offrire a Dio padre, per la mediazione di Gesù Cristo Divin Figlio, una riparazione infinita;

2) la devozione dei cinque Padre nostro in onore delle mie piaghe, poiché per mezzo loro il mondo ha ricevuto la salvezza;

3) infine l'unione costante e l'offerta quotidiana dei meriti del mio cuore, poiché così darete a tutte le vostre azioni un valore infinito."

Josefa muore il 29 dicembre del 1923. Gli ultimi giorni di vita terrena li passa tra indicibili sofferenze. Il 31 dicembre la salma viene posta in una bara bianca, mentre la comunità rimane in preghiera. Il funerale  viene celebrato il 1 gennaio del 1924, con la chiesa piena di gente.

 

Libri consigliati:

Invito all'amore suor Josefa Menendez editrice shalom

 

Gli amici del Sacro Cuore

Maria Josefa Menendez

l'intenzione di entrare in convento. Il suo confessore, padre R.Rubio, si prende cura della sua vita spirituale fin

dall'inizio, comprendendo ben presto le sue inclinazioni. Affidandosi pienamente a Gesù, finalmente a 30 anni, viene a conoscenza che un convento del Sacro Cuore in Francia, cerca novizie. Il 4 febbraio 1920, parte per la Francia.

Con l'arrivo nel convento a Poitiers, per Josefa si apre una nuova vita. Gesù le appare quotidianamente, le insegna che ogni più piccolo atto d'amore compiuto, può servire a salvare un'anima. Le appare spesso sofferente, bisognoso di ricevere amore dalle anime elette, perché possa essere consolato dalla freddezza e dall'indifferenza di molti. Gesù la esorta ad essere umile, a non

abbandonare mai la preghiera, anche nei momenti più bui ed angoscianti, per non dare spazio al diavolo. Cresce in Josefa il desiderio sempre più pressante di amarlo e offrire la sua vita per farlo conoscere e amare da tutti. Gesù le chiede spesso di offrirsi vittima per la salvezza di alcune anime, spesso religiose; le chiede sacrifici piccoli e grandi, preghiere continue,

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder