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Commento al Vangelo 05/09/2021

05-09-2021 00:00

Nicola Righele

Commento al Vangelo,

Commento al Vangelo 05/09/2021

Commento al Vangelo 05/09/2021

 

 

 

 

 

 

 

 

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
IS 35,4-7A; GC 2,1-5; MC 7,31-37


La liberazione, la salvezza, è in atto già oggi, ci vuole dire l’evangelista in questa domenica. Non
è più una cosa da attendere, sperando che prima o poi ci raggiunga: no, essa è già qui, oggi, in Gesù.
Nella prima lettura, il profeta Isaia ci parla appunto di questa salvezza tanto desiderata: «Egli viene
a salvarvi. Allora si schiuderanno gli orecchi dei sordi, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35, 4-
6). Non a caso, Gesù, oggi guarisce un sordomuto: con questo miracolo vuole chiaramente dirci che
è arrivata la salvezza. Ma c’è di più, ed è forse questa la sorpresa più grande: è una salvezza all’opera
per chiunque, nessuno escluso. Il miracolo di oggi, infatti, avviene nella Decapoli, territorio pagano,
dove abitavano quelle persone che, secondo la mentalità dei giudei, avrebbero dovuto essere
escluse dall’opera di salvezza del Messia. Invece no, Gesù raggiunge tutti, nessuna eccezione. E ti
viene a prendere proprio là dove non te lo aspetti, anche nella tua «Decapoli» odierna.
È interessante notare come avviene questa salvezza, secondo la narrazione di Marco. Innanzitutto,
si inserisce nelle pieghe della storia, non è una cosa «altra» dal mondo: Gesù «pose le dita negli
orecchi e con la saliva gli toccò la lingua» (v. 33). Sono gesti tipici della ritualità dell’epoca, che
Gesù riprende e fa suoi. Bisogna quindi aguzzare la vista: la salvezza di Dio può arrivare anche
tramite le cose più piccole e ordinarie. Poi, Gesù guarda verso il cielo (v. 34), gestualità che denota
la preghiera: la salvezza, quindi, è un dono gratuito che arriva da Dio. Non possiamo e non dobbiamo
avere pretese su di essa, come se fosse qualcosa che ci spetta di diritto. La salvezza va chiesta,
non pretesa.
Infine, ritroviamo la classica annotazione marciana sul «segreto messianico», che consiste nella
richiesta di Gesù di tenere segreti i prodigi che compie, perché si rischierebbe di scambiarlo per un
mago, o comunque un messia potente. Servirà la croce, invece, per leggere chiaramente la figura
messianica che ha in mente Gesù: un messia sì potente, ma crocifisso. In questo caso, il segreto
messianico ci dice in cosa consiste la salvezza: non in un semplice prodigio, ma nella riabilitazione
della capacità relazionale. Proviamo ad immaginare come vivesse un sordomuto duemila anni fa:
non aveva alcun contatto con il mondo, era chiuso in se stesso, senza alcuna via d’uscita. Praticamente,
un inferno. Ecco, Gesù lo libera da questa condizione, lo reinserisce nella società, gli dona
una nuova vita. Non a caso, l’esultanza finale della folla, ci riporta con la mente alla creazione: «Ha
fatto bene ogni cosa» (v. 37) ricorda il «vide che era molto buono» di Dio davanti al creato (cf. Gen
1,31). L’incontro con Gesù ci trasforma, ci ri-crea, «fa nuove tutte le cose» (Ap 21,5).

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