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Commento al Vangelo 29/08/2021

29-08-2021 01:00

Nicola Righele

Commento al Vangelo,

Commento al Vangelo 29/08/2021

Commento al Vangelo Domenica 29/08/2021

 

 

 

 

 

 

 

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B
DT 4,1-2.6-8;GC 1,17-18.21B.22.27;MC 7,1-8.14-15.21-23


Cos’è la Legge? A cosa serve la Legge? È concepibile una vita spirituale regolata dalla Legge?
Iniziamo a rispondere a queste domande cercando di capire a cosa serva la Legge, secondo la mentalità
originaria ebraica: «Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché viviate ed entrate
in possesso della terra che il Signore sta per darvi» (Dt 4,1). La Legge, quindi, ci dà vita e ci fa
«entrare nella terra», ovvero nella relazione con Dio. Niente di cattivo o costringente, quindi, anzi. I
comandamenti non sono aride prescrizioni messe in atto da un Dio geloso della nostra libertà, che
gode nel tarparci le ali, tutt’altro: sono i confini entro i quali possiamo trovare la vita. Inoltre, facendoci
sempre aiutare dalla prima lettura, vediamo che è il modo che il Signore utilizza per stare
vicino a noi (cf. v. 7): gli dei pagani, infatti, erano perlopiù indifferenti al destino e al benessere dell’uomo,
al contrario del nostro Dio, che si preoccupa di darci una Legge per farci vivere meglio.
Dunque, Dio che sta nei cieli, lo possiamo trovare proprio qui, nella Legge! E la cosa sensazionale è
che non si tratta di una Legge che sta fuori di noi, ma che possiamo addirittura piantare nei nostri
cuori, come dice anche Giacomo: «Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi».
Ecco, dunque, una cosa importante da ricordare: affinché la legge sia vita, dobbiamo piantarla nel
nostro cuore, dobbiamo rendere culto a Dio con il cuore, come ci dice Gesù nel vangelo di oggi (cf.
v. 6). La Legge che dà vita, infatti, se usata freddamente solo per normare la vita delle persone, si
trasforma in fondamentalismo, in legalismo. Una cosa è la Legge, altra è il legalismo. Dobbiamo
quindi accogliere il forte monito di Gesù: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel
regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21): non serve sbandierare
i comandamenti ai quattro venti, bisogna innanzitutto mettere in pratica ciò che Dio ci comanda.
E cosa ci comanda, Dio? Se abbiamo detto che si fa presente nella Legge, e che la Legge
serve a far vivere le persone, noi siamo chiamati a far vivere le persone. Tornando alla domanda iniziale:
è concepibile una vita spirituale regolata dalla Legge? Sì, se questo fa vivere chi ci sta accanto,
perché questo è proprio lo scopo di ogni religione e di ogni spiritualità. Come dice san Giacomo:
«Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle
sofferenze» (Gc 1,27).
Chiediamoci, a questo punto, come utilizziamo la Legge, oggi? Utilizziamo i comandamenti senza
pietà contro gli altri, per mettere sbarre alle loro vite in nome di un Dio aguzzino, o li sfruttiamo
per fare del bene? Non si tratta di semplificare i comandamenti, o leggerli con leggerezza, come si
potrebbe pensare. Bensì, si tratta di riportare la Legge al suo scopo primario: far vivere, rimettendo
la dignità dell’uomo al centro delle questioni.
È inutile conoscere la Bibbia a memoria per far piacere a Dio: è tutto invano, se ciò ci fa cadere
nel legalismo. La Legge non deve mai essere utilizzata per soffocare le persone. «Questo popolo mi
onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto insegnando dottrine
che sono precetti di uomini» (vv. 6-7).

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