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Commento al Vangelo 08/08/2021

08-08-2021 09:33

Nicola Righele

Commento al Vangelo,

Commento al Vangelo 08/08/2021

Commento al Vangelo Domenica 08.08.2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO (B)
1RE 19,4-8; SAL 33; EF 4,30-5,2; GV 6,41-51


«Io sono il pane disceso dal cielo» (v. 41). Ecco la grandiosa pretesa di Gesù, causa però della reazione di rifiuto di Israele. Effettivamente, come dar torto ai giudei? Facciamo fatica anche noi, oggi, ad accettare la presenza del Signore nel pane eucaristico o nella sua Parola, nonostante duemila anni di riflessione teologica. A maggior ragione, un giudeo che vedeva tutti i giorni Gesù nella sua piena umanità, fatta anche di lacrime e sudore, aveva tutto il diritto di non credere alla divinità di Gesù (v. 42). L’umanità del Cristo, dobbiamo ammetterlo, ha sempre fatto scandalo, e continuerà a farlo: come si può credere che Dio abbia padre e madre? Come si può concepire un Dio che cammina e lavora con noi? Senza parlare poi del fatto che il nostro Dio arriva pure a morire! Non sono forse queste delle chiare contraddizioni? Insomma, è lampante: se Dio è uomo, non è Dio. Come si può, quindi, credere in questo Dio? La risposta di Gesù è semplice: non si può. «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre» (v. 44). La fede è un affare divino. È un suo dono a noi, un dono per tutti, ma che necessita della nostra buona volontà per essere scartato. È inutile sederci a tavolino con le persone per cercare di convincerle ad abbracciare la nostra fede, non serve. Anche Gesù, in questo brano, non si mette in dialogo vero e proprio: i giudei mormorano perché ha affermato di essere il pane disceso dal cielo e lui, invece di cercare il modo di convincerli, ribadisce la sua pretesa (vv. 41, 50). Gesù si propone, non si impone: dice quello che deve dire e poi sta a noi accettare o meno la sua parola. Ecco, quindi, cos’è il dono della fede: non è una scusante da adottare quando non si ha fede («non credo in Dio, purtroppo non ho il dono della fede»), né tantomeno una qualità che ci dà il permesso di sovrastare gli altri («io ho il dono della fede e tu no, Dio ha scelto me»). Niente di tutto questo. Quando si parla di «dono della fede» si intende l’azione di Dio verso di noi, il suo rivelarsi gratuitamente, il suo dialogare con noi, come accade nel vangelo di oggi. Gesù che parla con i giudei è un dono, perché Dio poteva benissimo farsi gli affari suoi. La fede, ovvero la capacità di entrare in relazione con Dio, è un dono dato a tutti: ogni persona può entrare in contatto con Dio, non ci sono esclusi. Quando si dice «non ho il dono della fede», si sta dicendo una menzogna. Il dono ti è arrivato, ma l’hai accettato? Hai preso seriamente in considerazione le parole del Cristo, o sei rimasto nelle tue convinzioni come i giudei? Poi, ovviamente, non c’è niente di male se non si accetta questo dono, per carità. Anzi, Dio stesso agisce per mezzo di tanti, tantissimi non credenti: a Lui, in fondo, sta cuore la libertà di ognuno e ama ciascuno per quello che è, non fa certo proselitismo (come, spesso, rischiamo di fare noi credenti). Però l’offerta della vita eterna la fa a tutti, indistintamente (v. 47). A questo punto, vorrei soffermarmi su questo “premio” riservato a chi crede: la vita eterna. Non si tratta della vita che ci aspetta dopo la morte, come erroneamente si potrebbe pensare. La vita eterna, secondo la teologia giovannea, è invece già qui. Essa non è altro che la relazione con Dio. Una relazione che, sì, sarà al massimo livello quando lo incontreremo faccia a faccia (cf. 1Cor 13,12), ma che già possiamo pregustare qui, ora, quando ci mettiamo in ascolto della Parola di Dio (v. 45) e quando ci nutriamo della carne del Cristo, ogni domenica (v. 51). Possiamo concludere affidando un po’ di domande alla nostra preghiera personale: credo in Gesù vero Dio e vero uomo, o lo considero solamente un grande uomo del passato? Sono consapevole che la vita eterna con Dio è già iniziata qui, ora, e non è soltanto una promessa di felicità nell’aldilà? Mi cibo di Gesù Cristo, pane vivo disceso dal cielo, tramite le «due mense» della Parola e del pane?

 

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