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Commento al Vangelo 01/08/2021

01-08-2021 06:00

Nicola Righele

Commento al Vangelo,

Commento al Vangelo 01/08/2021

Commento al Vangelo 01/08/2021

 

 

 

 

 

 

 

XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO (B)
ES 16,2-4.12-15; EF 4,17.20-24; GV 6,24-35


La riflessione di oggi necessita di un piccolo aiuto metodologico: proviamo a scomporre questo
brano, così complicato a prima vista, come se fosse il copione di un’opera teatrale.


A


Folla: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché
avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il
cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio,
ha messo il suo sigillo».


B
 

Folla: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
Gesù: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


C
 

Folla: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno
mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».
Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio
che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la
vita al mondo».


D
 

Folla: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete,
mai!»

 


Come possiamo notare, il brano di oggi è tutto dialogato. Non ci sono movimenti, ma solo Gesù
che si fa interrogare dalla folla e che, pazientemente, risponde ad ogni domanda. Quante volte,
leggendo questo brano, mi sono immedesimato nella folla, con le sue domande tutte sbagliate! Vediamo
più dettagliatamente, infatti, come Gesù risponda sempre rovesciando la prospettiva della
domanda iniziale.
Nel blocco A Gesù evita smaccatamente di rispondere alla domanda della folla, perché è totalmente
senza senso. Chi se ne importa, infatti, di quanto è arrivato Gesù? La nostra ricerca di Gesù
non può partire da considerazioni così insensate. Se iniziamo così, il nostro sarà un percorso superficiale.
È un po’ come mettersi a fare pettegolezzi sul papa, sapere tutto sulla sua vita privata (anche
i dettagli più scabrosi o sordidi) ma non avere minimamente consapevolezza del suo messaggio teologico.
Gesù non risponde al pettegolezzo, anzi: con nonchalance “disarma” la folla, dicendole che
appunto lo sta seguendo non perché ha capito qualcosa di lui, ma perché sono spinti da desideri puramente
materiali e superficiali («avete mangiato e vi siete saziati»). Invece, bisogna aggiustare il
tiro della ricerca: andare oltre, non cercare Gesù perché abbiamo bisogno di aiuto materiale. Gesù, o
il miracolo che tante volte esigiamo, non è il punto d’arrivo, ma è l’inizio di un percorso (non a caso
proprio Giovanni ci presenta Gesù come «la Via»). Dobbiamo cercare, invece, i segni che, per
definizione, rimandano sempre a qualcos’altro: c’è dunque un cammino da compiere, un movimento
in avanti. Mai fermarsi al miracolo.
In seconda battuta, ancora una volta Gesù corregge il tiro della domanda rivolta dalla folla: «Che
cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». È un interrogativo che tutti noi ci poniamo continuamente,
pensando che per essere in qualche modo amati da Dio bisogna «fare» qualcosa. No,
Gesù dice che l’«opera» è il «credere». Se credo, posso fare le opere di Dio. Se faccio il bene senza
credere, non sono un uomo di Dio, ma un filantropo al massimo. Sono, sì, una brava persona, ma
qui è in ballo un’altra cosa: l’eternità. Tante volte diciamo che basta amarci l’un l’altro, che tutte le
religioni portano questo messaggio: certo, ma chi ci dice cos’è il Bene? Chi mi assicura che quello
che io penso essere Buono oggi, lo sia anche domani? In definitiva, se non credo in Dio, per quanto
tempo posso definire “buone” le cose che faccio? Il Bene eterno, le opere Buone sempre, le posso
concepire solo se credo in Colui che è eternamente. La fede senza le opere è una fede vuota, di facciata,
certamente; ma anche le opere senza fede sono destinate a perire.
Nel blocco C vediamo un altro errore di prospettiva da parte della folla, l’ennesimo: si agganciano
al passato, chiedono di vedere opere (come se non ne avessero viste già abbastanza). Insomma,
io mi immagino tutte queste persone, sedute a braccia conserte, che chiedono conto a Gesù del
suo operato (è un vizietto dell’umanità, quello di pensare di poter giudicare l’opera di Dio, in una
sorta di delirio di onnipotenza). Gesù, ancora una volta, rilancia la palla all’ascoltatore: i segni non
sono solo nel passato, ma sono qui davanti a te, oggi. Cerchiamo miracoli a destra a sinistra, ma il
vero miracolo è la pagina del Vangelo che stiamo leggendo, perché ci fa dialogare direttamente con
Dio. Cosa possiamo volere di più?
Nell’ultimo scambio di battute, il fraintendimento è totale: la folla vuole ancora il pane, perché
ha fame. Gesù invece si offre come Pane che sazierà in eterno. È un po’ come se qui ci fosse la
risposta a tutte le domande di senso dell’uomo: l’uomo trascende sempre se stesso, non si basta mai
e non si accontenta mai. Otteniamo qualcosa e subito ne vogliamo un’altra. Siamo destinati ad avere
sempre “fame” di qualcosa più grande di noi, a differenza degli animali. Il sentimento religioso è
una delle forme più belle della nostra umanità, perché ci dice chiaramente che siamo sempre alla
ricerca di senso. Senso che, purtroppo, sembra che siamo destinati a non raggiungere, visto
l’enorme quantità di religioni, sette, credenze, superstizioni, che nascono ogni giorno. Ed è proprio
su questo tema che Gesù mette il punto: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e
chi crede in me non avrà sete, mai!». In altre parole: «Potete smetterla di cercare un senso, potete
smetterla di affannarvi, di rincorrere santoni, guide, parrocchie, comunità, oroscopi, maghi e quant’altro,
perché quelle cose non vi sazieranno mai. Io sono il Senso. Io sono la Verità. Io sono la Vita.
Se avete trovato me, avete trovato tutto».

 

Nicola Righele

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