facebook
instagram
whatsapp
telegram

Commento al Vangelo Domenica 25/07/2021

25-07-2021 09:00

Nicola Righele

Commento al Vangelo,

Commento al Vangelo Domenica 25/07/2021

Commento al Vangelo Domenica 25/07/2021

 

 

 

 

 

 

XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO (B)
2RE 4,42-44; EF 4,1-6; GV 6,1-15


La moltiplicazione dei pani è forse uno degli episodi più importanti della vita di Gesù, tanto da essere l’unico miracolo riportato da tutti e quattro gli evangelisti. Al di là delle considerazioni esegetiche, vorrei soffermarmi su due questioni che, mi sembra, stiano particolarmente a cuore a Giovanni.
In primo luogo, Giovanni, a differenza degli altri evangelisti, sottolinea molto i dialoghi tra Gesù e i discepoli, che occupano ben cinque versetti (dal v. 5 al v. 10) su quindici. Questa sezione è quasi un preludio al miracolo vero e proprio. Possiamo immaginarci Gesù che, nonostante sappia già come andrà a finire la faccenda (v. 6), essendo lui il “regista”, si preoccupa di imbastire una specie di meeting tra i suoi, in modo da renderli partecipi di quello che sta per fare. Colpisce molto questo “depotenziamento” del Signore: lui, che può tutto, passa però attraverso i discepoli. Sembra quasi che Dio chieda il nostro permesso per salvarci, che lo faccia sempre in punta di piedi, aspettando una nostra collaborazione. Inoltre, Giovanni sottolinea un altro aspetto: nonostante Gesù si consulti con i suoi, tutto resta comunque nelle sue mani, niente sfugge al suo controllo. L’uomo è radicalmente impossibilitato a cambiare le sorti del mondo, la salvezza non può che arrivare dall’esterno, da un Dio che ci salva gratuitamente: noi, da soli, non possiamo fare granché. Questa verità è carta vetrata per chi, oggi, pensa che si possa vivere senza Dio, che si possa fare del bene e risolvere i problemi del mondo senza Dio. Basti pensare alla fame nel mondo: potremmo risolverla in un attimo, contando che 1/3 del cibo prodotto viene buttato. Abbiamo tutti i mezzi per risolvere questa piaga una volta per tutte, ma non ce la facciamo. È inutile, è una cosa che va oltre le nostre forze. Oggi il vangelo ci insegna che possiamo e dobbiamo risolvere i problemi del mondo agendo in prima persona, ma abbiamo bisogno di un aiuto concreto da parte di Gesù. Solo cooperando con Dio l’uomo può salvarsi, e Dio ci salva solo se accettiamo di collaborare con lui. Dice infatti Sant’Agostino: «Dio ti ha creato senza interpellarti, ma non ti salva senza il tuo consenso».

Una seconda riflessione la ricaviamo, invece, dal finale del racconto. Tutti cercano Gesù, tutti lo seguono, dopo il miracolo. Sembra un successone! E invece non è così, perché da questa mentalità Gesù fugge, si ritira sul monte (v. 15). Quante volte basiamo la nostra fede sui miracoli? Quante volte, per credere, aspettiamo un segno? Proprio come la folla presente alla moltiplicazione dei pani. Bene, se seguiamo Gesù per i suoi miracoli, abbiamo sbagliato tutto. Allo stesso modo, se diciamo di non credere in Dio perché non vediamo miracoli, abbiamo sbagliato tutto, perché stiamo
cercando un Dio creato a nostra immagine, una nostra proiezione. Il Dio della Bibbia è diverso. Il miracolo può aiutare la fede, sì, ma non è l’essenziale. Ci perdiamo dietro a veggenti, visioni, effetti speciali, aspettando sempre un segno prodigioso. Corriamo da un’esperienza spirituale ad un’altra, cercando di vivere esperienze emotivamente coinvolgenti/sconvolgenti per mantenere sempre calda la fede, dimenticandoci che il vero miracolo è un altro: avere un Dio che si fa nostro compagno, un Dio che «alza gli occhi» su di noi (v. 5) e si preoccupa di darci da mangiare.

 

Nicola Righele

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder