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Commento al Vangelo Domenica 04/07/2021

04-07-2021 01:00

Nicola Righele

Commento al Vangelo,

Commento al Vangelo Domenica 04/07/2021

Commento al Vangelo Domenica 04/07/2021

 

 

 

 

 

 

 

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO (B)
EZ 2,2-5;2,23-24; 2COR 12,7-10; MC 6.1-6

Diceva Pascal che nei Vangeli c’è abbastanza luce per chi desidera vedere, e abbastanza oscurità per chi si trova nella disposizione opposta. La famiglia di Gesù era una famiglia semplice: Gesù non giunge in mezzo a noi con effetti speciali, ma si inserisce rispettosamente nelle pieghe della storia di un popolo. Popolo che ha sempre manifestato un rifiuto nei confronti della Parola di Dio, un rifiuto che ha accompagnato e che continua ad accompagnare la storia dell’umanità. Le parole che leggiamo in Ezechiele dovrebbero risuonare dentro di noi e farci sussultare: siamo «figli testardi e dal
cuore indurito» (Ez 2,4). Non dobbiamo, tuttavia, cadere nella disperazione: si tratta di una resistenza a Dio che è radicata nel cuore di ogni uomo, sì, ma in questa resistenza siamo sempre «figli», come dice Ezechiele. Insomma, possiamo rifiutare Dio, ma lui ci verrà sempre incontro con amore di Padre. «Ascoltino o non ascoltino» (Ez 2,5), i figli d’Israele avranno sempre un Dio dalla loro
parte, pronto a guarire le loro ferite (Mc 6,5).

 


Un Dio del genere, che si mostra nelle umili vesti di falegname (v. 3), fa scandalo ancora oggi, perché se Dio è Dio deve farsi riconoscere, deve essere prodigioso, maestoso, grandioso. Ma questo non è il Dio rivelato da Gesù Cristo: il Dio di Gesù è amore, nascondimento, rispetto, amicizia, dolcezza, tenerezza. È uno “di famiglia”, verrebbe quasi da dire. E quanto è difficile accettare un Dio del genere! Vogliamo un Dio onnipotente, ma dobbiamo fare i conti con un Dio più potente della sua onnipotenza, che decide di non compiere miracoli lì dove non c’è fede (v. 5). È un Dio che per
questo manda in tilt la logica umana, lasciandoci con un pugno di domande (non a caso ce ne sono ben cinque nel brano di oggi) senza risposta. Tutto ciò che dobbiamo fare e accogliere Gesù nella fede.

 


Il termine «scandalo» (v. 3) indica un ostacolo alla fede, qualcosa che impedisce di credere. In questo caso, lo scandalo è proprio la fisionomia di Gesù, il suo essere concreto: come può il Messia avere queste fattezze umili e semplici? Possiamo constatare come giudizio e pregiudizio non ci permettano di fare il salto nella fede, non ci consentano di vedere l’azione di Dio nel mondo. Abbiamo in testa un’immagine di Dio e tutto ciò che non corrisponde all’immagine che ci siamo fatti di lui lo rifiutiamo. Così come i giudei: aspettavano un Messia potente, e in automatico rifiutano il Gesù falegname. Così anche noi dobbiamo imparare ad andare oltre le etichette, i pregiudizi. Dobbiamo lasciare che Dio sia Dio: spetta a lui scegliere le modalità più giuste per esprimere la sua grandezza. Allo stesso modo, impariamo a lasciare che Dio operi nelle persone che lui sceglie, senza classificare come “inadatti” coloro che non ci piacciono: così come l’inviato di Dio per eccellenza si “nasconde” sotto le vesti di un umile falegname, allo stesso modo dobbiamo riconoscere la presenza di Dio nelle persone più insospettabili: poveri, emarginati, anziani, immigrati… Andiamo al di là dei pregiudizi e ricordiamoci che anche i più deboli possono fare cose grandiosi. Come dice San Paolo: «quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10). Lasciamo che Dio operi in
noi e nelle persone che incontriamo: non mettiamo ostacoli al suo agire, smettiamola di essere di «scandalo» con i nostri atteggiamenti e pregiudizi. Lasciamo scorrere liberamente l’amore di Dio, solo in questo mondo potrà compiere prodigi nel nostro mondo così bisognoso di aiuto.

 

Nicola Righele

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