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Cammino spirituale in S. Giovanni della Croce

12-05-2021 09:30

Fra Vincenzo

Totustuus_ocd, Santi,

Cammino spirituale in S. Giovanni della Croce

Cammino spirituale in S. Giovanni della Croce...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tema scelto è il “Cammino di perfezione” non con una sintesi del capolavoro della nostra santa madre Teresa, ma piuttosto secondo il pensiero del nostro amato santo padre Giovanni della Croce. Cercherò di essere breve e di lasciarvi dei piccoli spunti su cui poter meditare. Accostandosi a lui ci si chiede come è possibile che “La notte” possa guidare l’uomo in questo cammino di perfezione? In realtà non ci può essere un vero cammino senza questa notte. Non una notte intesa come una sospensione delle nostre fragilità, ma piuttosto una notte, come dice lui stesso, che «unisce» (Notte Oscura 5) la nostra pochezza illuminandola con la Luce dell’amore di Cristo, aiutandoci a trasformarci in Lui. Occorre entrare nella notte della nostra vita e lavorare “seriamente” sul nostro cuore, affinché la trasformazione inizi e giunga infine a compimento. Illuminati dalla Luce di Dio, sorretti dalla Sua grazia, spinti dallo Spirito Santo, intraprendiamo un cammino che è sì in “Salita” ma, non dobbiamo mai dimenticare che, il nostro sforzo è coadiuvato dalla grazia di Dio, che man mano saliamo ci libera da noi stessi, ci riempie di Lui e ci cristifica totalmente, sempre se glielo permettiamo, ovviamente!

Fondamentale in questo cammino è la preghiera, non solo quella vocale, che certamente aiuta e va fatta, ma come ci insegna la santa madre, quella di «un intimo rapporto di amicizia, un frequente intrattenimento da solo a solo, con Colui dal quale sappiamo d’essere amati» (Vita 8,5). Una preghiera vissuta con il Cristo, alla luce del kerigma, che diventa, si fa carne nella nostra vita in un dinamismo pasquale di uscita da se stessi. Dobbiamo quindi smettere di pensare di essere “arrivati”, non lo si è mai veramente, se non quando morendo saremo al cospetto di Dio. Solo allora non potremmo più fare nulla per “crescere” nell’intimità con Lui, perché saremo per sempre in Lui. Bisogna, quindi, mettersi in un atteggiamento di “formazione permanente” che ci rende capace di discernere la volontà del Padre e di vivere una piena comunione con il «Cristo e questi Crocifisso» (1Cor 2,2). In questo cammino dobbiamo accettare il fatto che possiamo perdere qualcosa lungo il cammino, che nulla ci è dovuto, bisogna “non pretendere tutto”, ma accogliere ciò che ci viene donato così com’è.

San Giovanni ci mostra nel cap 11 del secondo libro della Salita come è dannoso per l’anima non staccarsi dai sensi, perché questi non permettono di volare verso l’Invisibile. Occorre chiudere gli occhi dell’intelletto, occorre “tacere” e lasciare che ciò che reputiamo giusto o vero, sia “modificato” dalla Verità, dal Cristo, che ci darà il «possesso su molto, come il servo che fu fedele nel poco (Mt 25,21). Se l’anima rimarrà fedele e appartata, il Signore non cesserà di farle tali grazie finché non la eleverà di grado in grado fino alla divina unione e trasformazione» (2Salita 11, 8-9). È solo nella Verità che possiamo fare esperienza di Cristo, della presenza dell’Amato, una verità che come ci insegna nel Cantico, il santo padre, non è una verità tanto da comprendere, piuttosto una vita d’amore da vivere: «Scopri la tua presenza/ m’uccida la tua vista e la bellezza;/ guarda che sofferenza/ d’amore non si cura/ se non con la presenza e la figura» (Cantico spirituale 11). Non si tratta di ragionamenti.

Ricordo che più volte ci è stato insegnato che non dobbiamo stare davanti a Dio facendo i teologici, Dio sa benissimo chi è Lui, dobbiamo invece scoprire chi siamo noi di fronte a Lui e chi è Lui per noi, e quanto siamo disposti a lasciarci invadere da Lui, vivendo di Lui, con Lui e per Lui. Più avanti nella strofa 29 dirà: «Infatti se nel campo mai più non fossi vista né trovata, direte che, essendo innamorata, mi volli perdere e fui trovata». Pensate se anche noi potessimo far nostre queste parole! Il mondo con le sue pompe vuole distrarci da quest’amore primario della nostra vita e non poche volte ci riesce, purtroppo! Dobbiamo tenere sempre presente che per un’anima nessuna gioia può essere più grande di quella di «essersi perduta al mondo e a se stessa per il suo Amato» (29,5), come san Paolo che giunse a dire: «tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,8).

Occorre coltivare un continuo desiderio del cuore e dell’anima di essere come Lui, d’imitare Cristo in ogni sentimento (cfr Fil 2,5), conformandoci alla sua vita in tutto, capaci di rinunciare a tutti quei piaceri che non danno maggior gloria a Dio, per adempiere così a ciò che ci ha detto Gesù: «chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,35). Se vogliamo realmente che la vita eterna entri in noi dobbiamo accogliere le esperienze crocifiggenti come momenti di passaggio, per passare da noi a Dio, attraverso la Croce di Cristo.

Come abbiamo avuto modo di meditare e ascoltare la Parola di Dio di questi giorni ci ha ricordato che Gesù è «la Porta» (cfr Gv 10,7) per entrare nella vita trinitaria, bisogna lasciare che Egli ci faccia partecipi della Sua sofferenza e, nell’accogliere la nostra croce, ci apra alla Vita. Si tratta, quindi di interiorizzare sempre più il Crocifisso.

È chiaro che Dio, per muovere l’anima e innalzarla dal limite a dall’estremo della sua bassezza all’altro limite ed estremo della sua altezza alla divina unione con Lui, lo deve fare in modo ordinato e soave e secondo le caratteristiche dell’anima» (2Salita 17,3). Occorre disporsi a lasciarci “svuotare” come ha fatto Gesù che «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo» (Fil 2,6-7), così anche noi dobbiamo “svuotarci” permettendo a Dio di consumare tutti i nostri affetti e le nostre abitudini manchevoli per essere cristificati dal suo Amore. Solo se permettiamo a Dio di purificare la nostra umanità potrà questa divenire simile a quella di Cristo. L’Amato del nostro cuore (Ct 3,3), Colui che ci ha causato una ferita d’amore (cfr Cantico spirituale 1) non desidera altro che trasformarci in Lui, ma per far ciò dobbiamo lasciarci educare da Lui, ma se poniamo l’io davanti a Dio, non potrà mai fare molto! «Il mondo intero non è degno di un pensiero dell’uomo, perché si deve solo a Dio; così, qualsiasi pensiero che non sia diretto a Dio, glielo rubiamo» (Detti di luce 115). La purezza di un’anima, il vero cammino con Dio, si ha quando si ottiene il completo distacco da ogni creatura, dalle cose, anche dal loro ricordo temporale, ovvero quando si cresce nell’amore.

 

Fra Vincenzo

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